Mercato Italiano della Chimica

Mercato Italiano della Chimica

Il settore chimico europeo continua a essere uno dei pilastri dell’industria, con un valore di oltre 900 Bln€, e un ruolo strategico nelle filiere produttive.

L’Italia, con una quota del 7% del mercato europeo, si posiziona al 4° posto dopo Germania, Francia e UK.

Una posizione solida, sostenuta da una filiera diversificata, competenze tecnologiche avanzate e una crescente attenzione alla sostenibilità.

Nel contesto Italiano, come in quello Europeo, stanno guadagnando spazio Le Specialty Chemicals, che in Italia rappresentano il 30%: prodotti e soluzioni a maggiore valore aggiunto, sempre più richiesti in personal care, food & nutrition, pharma, elettronica, coatings e materiali avanzati.

Un trend chiave è quindi la crescita della distribuzione di specialty chemicals. dove i distributori vincenti offrono ‘formulation support’, magazzini locali, competenze regolatorie e digitale B2B.

Tale mercato è in forte consolidamento: grandi gruppi internazionali (Brenntag, IMCD Group, Azelis, etc.) stanno acquisendo distributori locali specializzati per ampliare portafoglio, servizi e copertura geografica.

Tra le ultime transazioni rilevanti troviamo:

– l’incremento della partecipazione in Brenntag SE da parte del fondo Artisan Partners, che ha incrementato la propria partecipazione di
un ulteriore 5,8% per €416,9 mln, pari a un multiplo
EV/EBITDA di 9,3x.

– l’acquisizione da parte di IMCD Group del 100% di TILLMANNS S.P.A., distributore italiano di chimica specializzata, per rafforzare la presenza in Italia.

– l’acquisizione da parte di Azelis Group Nv (EQT Group) del il 100% di ACEF – Azienda Chimica e Farmaceutica, storico distributore italiano di materie prime speciali per la cosmetica, nutraceutica e farmaceutica, e della sua controllata

– l’acquisizione da parte di IMI Fabi Talco del 100% di Elementis_Talc la divisione dedicata al talco industriale di Elementis Global

– l’acquisizione da parte di Univar Solutions Inc. di Brad-Chem Ltd (UK) e Brad-Kem BV (Paesi Bassi), attivi nella distribuzione e miscelazione di additivi lubrificanti e soluzioni per trattamento metalli, pulizia e acque.

– l’acquisizione da parte di AgroFresh Solutions Inc. di Pace International, LLC da Sumitomo Chemical.

– l’acquisizione da parte di Brenntag AG del sito logistico di hashtagChimica_d_Agostino a Bari, rafforzando la rete operativa nel Sud Italia

– l’acquisizione da parte di ITELYUM Group del 100% di Soledi SAS, azienda specializzata nella distribuzione di prodotti chimici, rafforzando la presenza operativa e commerciale in Francia.

Le aziende più attive in questo segmento risultano Azelis, con le acquisizioni di anche di EUROTRADING S.p.A. e Dagalti (Turchia) e Safic-Alcan, con le acquisizioni di Sarfam (Br) e PROQUIMIL – Produtos Químicos Ltda (Br)

Insomma, mercato M&A “frizzante”, con diverse transazioni a opera di grandi gruppi industriali.

The Cost of Being Opportunistic in M&A

The Cost of Being Opportunistic in M&A

M&A nel mid-market italiano: cresce la tentazione dell’off-market, ma il one-to-one non è sempre la strada migliore

Le medie aziende italiane (PMI) tendono sempre più a seguire un approccio opportunistico, e meno un processo strutturato?

E’ un tema/trend di grande attualità nel mercato M&A Mid-market, che ha un forte impatto su tutti gli attori coinvolti: Advisor, Azionisti delle Società che intendono aprire al capitale, ed Investitori.

Queste riflessioni evidenziano il vissuto quotidiano di Financial Advisor di M&A, come Arkios Italy S.p.A., ma impattano anche in maniera sostanziale imprenditori e investitori.

Nel mercato M&A italiano di fascia mid-market – quello delle imprese con ricavi tra i 20 e i 200 milioni di euro – si sta consolidando una tendenza che divide advisor e imprenditori: la preferenza per trattative dirette e riservate, spesso al di fuori dei classici processi competitivi. Un approccio più discreto, meno strutturato, che in molti casi nasce da contatti opportunistici tra azienda e potenziali acquirenti — fondi o corporate — senza un mandato formale di vendita.


Riservatezza, velocità, semplicità: le ragioni del “nuovo pragmatismo”

Dietro questa tendenza c’è innanzitutto una ricerca di controllo. Molte aziende familiari, pilastro del tessuto industriale italiano, temono che un processo M&A pubblico possa destabilizzare l’ambiente interno o attirare attenzioni indesiderate. La prospettiva di condurre una trattativa “one-to-one” offre:

  • Maggiore riservatezza: meno rumore, meno rischi reputazionali.
  • Processo più snello: meno advisor coinvolti, meno burocrazia, meno tempo in data room.
  • Relazione personale: il venditore dialoga direttamente con chi porterà avanti il progetto industriale.
  • Tempistiche più rapide: in un mercato dove l’incertezza macro pesa, molti preferiscono chiudere con un interlocutore serio, piuttosto che affrontare mesi di diligence e rilanci.

Un approccio “off-market” può dunque apparire come una soluzione elegante, pragmatica e rispettosa della cultura d’impresa.


Ma la trattativa one-to-one non è priva di trappole

Dietro i vantaggi apparenti si nascondono rischi non trascurabili, soprattutto quando il venditore non ha un chiaro benchmark di mercato o si muove senza un advisor esperto.

1. Rischio di sottovalutazione Un solo interlocutore significa assenza di concorrenza. In un’asta, il prezzo emerge dal confronto tra più acquirenti; in un one-to-one, il valore è quello che il compratore è disposto (o riesce) a far accettare. La probabilità di cedere l’azienda a una valutazione inferiore al suo potenziale è concreta.

2. Asimmetria informativa Il compratore – spesso un fondo o una multinazionale con team M&A strutturato – dispone di dati, benchmark e strumenti di analisi che il venditore medio non ha. In un processo competitivo, l’Advisor del venditore riequilibra la partita; in un dialogo diretto, questo bilanciamento rischia di mancare.

3. Dipendenza relazionale Le trattative one-to-one tendono a diventare personalistiche. La fiducia reciproca è un valore, ma può trasformarsi in vulnerabilità se emergono divergenze sulla struttura dell’operazione o sui termini contrattuali. Senza una regia esterna, anche piccole incomprensioni possono bloccare il deal.

4. Mancanza di “piano B” Nel caso la trattativa si interrompa, il venditore che ha puntato tutto su un’unica carta si trova senza alternative. Un processo strutturato, invece, permette di mantenere più opzioni aperte e gestire meglio il timing.


Verso un modello ibrido

Le evidenze di mercato (Dealsuite 2025, BeBeez Italia. PwC e Bain & Company, etc.) mostrano che le operazioni mid-market italiane si stanno spostando verso modelli ibridi: una prima fase “soft”, con un gruppo ristretto di potenziali acquirenti selezionati, seguita – se il mercato risponde – da un allargamento graduale del processo. In questo modo, le imprese cercano di bilanciare riservatezza e massimizzazione del valore.

Gli Advisor più efficaci oggi sono quelli capaci di integrare relazioni dirette e competenze di processo: contatti personali, sì, ma anche gestione metodica del percorso, valutazioni oggettive e controllo del timing.


Conclusione: il one-to-one e l’approccio opportunistico possono sembrare una scorciatoia, ma non sempre lo sono.

In un mercato complesso e competitivo come quello italiano, la vera efficienza sta nel saper unire discrezione e struttura, relazione e metodo.

L’approccio opportunistico funziona solo se sostenuto da un’adeguata preparazione strategica; altrimenti, rischia di trasformarsi in una trattativa sbilanciata, dove il valore lo decide la controparte e la mancanza di un processo strutturato impatta fortemente sulla massimizzazione del valore, e soprattutto sugli aspetti strategici dell’apertura al capitale o cessione, che per gli imprenditori italiani non sono per nulla secondari

Il Pubblico-privato chiave per accellerare l’innovazione in Puglia

Il Pubblico-privato chiave per accellerare l’innovazione in Puglia

La nostra Partner Deborah V. Setola è stata relatore agli InnovationDays di Bari – evento di roadshow organizzato da Il Sole 24 Ore – nella tavola rotonda moderata da CarloFesta, sul tema “Il sostegno finanziario per l’innovazione”.

Deborah V. Setola ha affrontato i temi del ricambio generazionale, in particolare per le aziende pugliesi, e di come tali transizioni possono costituire un’opportunità per innovare e rafforzare il modello di business, nonché di come l’apertura al capitale delle aziende pugliesi possa permettere di cogliere le opportunità generate dai processi di innovazione tecnologica, trasformazione digitale e transizione verso modelli di sviluppo sostenibile.

Gli InnovationDays de Il Sole 24 Ore sono un evento di roadshow organizzato da Il Sole 24 Ore, in collaborazione con Confindustria, 24 Ore Eventi, 4Manager, for per supportare le Piccole e Medie Imprese (PMI) italiane nella crescita e nell’innovazione. L’evento offre alle aziende strumenti, soluzioni e occasioni di networking per migliorare la competitività attraverso tematiche di carattere strategico come l’innovazione digitale, l’intelligenza artificiale, la cybersecurity, la sostenibilità e altre.

Un’occasione di confronto su strumenti finanziari, modelli di investimento e opportunità per sostenere la crescita delle imprese italiane.

—> Qui il Programma e i relatori dell’evento di Bari: https://lnkd.in/dY-r9mwt

Intervista al CEO & Founder di Arkios Italy S.p.A., Paolo Cirani.

Intervista al CEO & Founder di Arkios Italy S.p.A., Paolo Cirani.

Financecommunity.it (LC Publishing Group S.p.A.) pubblica oggi sulla Cover di MAG una intervista al CEO & Founder di Arkios Italy S.p.A., Paolo Cirani.

Una intervista dove il CEO & Founder Paolo Cirani, oltre a ripercorrere la storia di Arkios Italy S.p.A., dal 2009 ad oggi, evidenzia la strategia futura di una delle boutique di Advisory M&A più conosciute del panorama Italiano: puntare sempre più sul Mid-Market, lato Sell-Side, ovvero affiancando gli imprenditori e le famiglie ad aprire il capitale a terzi, per supportare la crescita e la continuità delle loro aziende.

“Dopo la cessione della partecipazione di maggioranza in Integrae SIM a Banca Valsabbina, ci siamo sempre più focalizzati sull’M&A, ed in particolare sul segmento Mid-Market, che ci ha sempre dato grandi soddisfazioni, è in continua crescita e richiede una grande comprensione del mercato e delle esigenze degli imprenditori”

Oggi abbiamo una squadra di 18 professionisti, anche grazie ai nuovi ingressi dei Partner Lorenzo Valentino, Francesca Musto, che vanno ad affiancare Deborah V. Setola, Alexandre Moscianese e Pietro Battistella, oltre a giovani talentuosi quali Alberto Brenna, hashtagHong_Hong.

“Il nostro approccio consiste nello stare a fianco degli imprenditori nel momento in cui decidono di aprire il capitale a terzi, per supportare la crescita, o cedere (per la prima volta, ndr) una quota delle loro imprese o addirittura l’intero capitale». Si tratta delle fasi di discontinuità o di volontà di crescita, che arrivano nella vita e nella storia di un’azienda e che spesso sono orientate dalla decisione di individuare soluzioni adatte per accelerare o proseguire un percorso di sviluppo. «Direi che questo è quello che accade quasi sempre – sottolinea Paolo Cirani – e che ci vede impegnati al f ianco degli imprenditori clienti”

Scarica l’intervista completa ↓

 

Amministrazione e Finanza

Amministrazione e Finanza

A firma della nostra partner Deborah V. Setola, sul numero unico agosto/settembre della rivista “Amministrazione & Finanza” – edita da Wolters Kluwer Italia – in uscita l’articolo “L’apertura del capitale al private equity nello scenario attuale”

Obiettivo dell’articolo è fare il punto sullo scenario attuale delle operazioni M&A relative all’ingresso di un Investitore Finanziario – per semplificare, un Fondo di Private Equity – cercando di chiarirne al lettore le dinamiche fondanti e gli aspetti tecnici essenziali.

Le crisi e le criticità degli ultimi anni hanno inasprito la percezione di un gap valutativo tra le aziende target, giustamente convinte del proprio valore intrinseco e delle proprie potenzialità da un lato, e i fondi di Private Equity dall’altro, “obbligati” a costruire per i propri Investitori delle operazioni quanto più possibile prive di rischi in entrata e quanto più possibile ricche in termini di rendimenti attesi all’exit.

Come sempre, un mercato difficile stimola la creatività alla ricerca di soluzioni tecniche che permettano di contemperare le esigenze di tutte le parti al tavolo, assottigliando così il gap valutativo grazie a strumenti quali earn-out, vendor loan, preferred exit e liquidation preference, raggiungendo dunque l’obiettivo di portare al successo l’operazione.
Nel seguito, verranno analizzati sia gli strumenti tecnici che i diversi aspetti che stanno influenzando profondamente le dinamiche del mercato del Private Equity negli ultimi anni, e che continueranno a influenzarle almeno nel futuro prossimo, a cominciare dalla crescente diversificazione di tipologie di investitori.